Attraverso il
processo di fotosintesi clorofilliana, riescono a sintetizzare composti
organici a partire da sostanze inorganiche: anidride carbonica e acqua grazie
all'energia elettromagnetica della radiazione solare. La clorofilla è un
pigmento, un colore, isolato o individuato, dal chimico francese Joseph
Bienaimé Caventou (1795 – 1877). Fu un pioniere nell'utilizzo di leggeri
solventi per isolare numerosi princìpi attivi dalle piante. Tra le altre cose
Caventou era anche una farmacista che è riuscito ad estrarre dalle piante il
chimino principio attivo della corteccia dell'albero della china. Il solfato di
chinino in seguito è stato usato nella terapia della malaria.
La fotosintesi
clorofilliana succede quando la linfa grezza, acqua e sali minerali, ascende attraverso
i canali linfatici fino alle foglie, veri e propri laboratori della pianta,
dove sotto l’azione della clorofilla, particolare sostanza che dà alle piante
il colore verde, e con l’energia della luce solare, l’anidride carbonica e i
sali minerali si trasformano in linfa elaborata, zuccheri e ossigeno.
L’ossigeno, attraverso gli stomi, viene immesso nell’ambiente, mentre gli
zuccheri vengono trattenuti dalla pianta che li utilizza per vivere, per
crescere, costruire foglie, fiori, frutti e semi. La fotosintesi avviene di
giorno in presenza della luce solare, mentre di notte l’ossigeno e gli zuccheri
vengono trattenuti dalla pianta e l’anidride carbonica viene emessa
nell’ambiente. Alla fine della lezione gli studenti hanno compreso che senza le
piante l'aria diventerebbe irrespirabile. Infatti influenzano la temperatura
regolando l'umidità e rinfrescando la temperatura troppo calda. Inoltre gli
alberi proteggono il terreno perché con le radici arricchiscono il terreno di
sostanze organiche e riducono il rischio di frane e smottamenti. Infine
producono frutti e sia dalle foglie che dalle cortecce si ricavano essenze
curative.

